È “La fine” il nuovo singolo estratto dall’album di Tiziano FerroL’amore una cosa semplice uscito nel 2012, ma che continua a regalarci nuovi brani.

Per comprendere il significato del testo basta leggere il testo come una lettera indirizzata da Tiziano alle persone che ha o ha avuto accanto, ma anche a se stesso.

Il brano si apre con una richiesta di scuse: una ammissione di un errore, che coglie spesso chi si pente di ciò che ha sbagliato, per un tradimento.  Subito dopo però c’è l’altra faccia della medaglia: per ogni amico tradito cui si chiede scusa c’è un nemico da mandare a quel paese (“Chiedo scusa a chi ho tradito e affanculo ogni nemico”). Del resto tanto è uguale: vincere o perdere è la stessa cosa, comunque se una situazione è negativa, resta tale lo stesso (“Che io vinca o che io perda è sempre la stessa merda”). E non è importante essere più o meno popolari, o aver incontrato tante persone, quello che conta alla fine è aver saputo lasciare che la vita ci conquisti, e allo stesso tempo avere la forza e il coraggio di conquistare la vita, senza vivacchiare privi di energia (“E non importa quanta gente ho visto, quanta ne ho conosciuta/Questa vita ha conquistato me e io l’ho conquistata”). Questo approccio è il frutto dei consigli della madre che lo ha spingeva a vivere e a non rifiutare le sfide che la vita ci pone, mostrandogli se stessa come esempio: è sempre stata una che dava per scontato che la vita non è gentile e generosa con nessuno, quindi quando ti succede qualcosa di brutto devi rialzarti e andare avanti reagire, anche attaccando per primo senza aspettare di doversi difendere (“”Questa vita” ha detto mia madre “figlio mio va vissuta/Questa vita non guarda in faccia e in faccia al massimo sputa/Io mi pulisco e basta con la manica della mia giacca/E quando qualcuno ti schiaccia devi essere il primo che attacca.”)  ma lui non è mai stato il tipo che potesse reagire così: non tutti sono fatti per difendersi attaccando. Molti invece incassano le botte della vita e riescono solo ad arrabbiarsi di una rabbia che leva il respiro (“Non ce l’ho mai fatta, ho sempre incassato,/E sempre incazzato, fino a perdere il fiato”).

E arriverà sicuramente un termine ad ognuna di queste prove, ma non sarà mai una vera e propria fine: si ricomincerà sempre, dovendo aspettare che stavolta ci vada bene. Come se la felicità fosse distribuita ad uno sportello e bastasse mettersi in fila e attendere il proprio turno col numeretto in mano, come se nel film della nostra vita fossimo i protagonisti, ma fosse un film che non interessa a nessuno (“Arriverà la fine, ma non sarà la fine/E come ogni volta ad aspettare e fare mille file/Con il tuo numero in mano e su di te un primo piano/Come un bel film che purtroppo non guarderà nessuno.”)

Riflessioni su chi siamo, su che senso abbia vivere: siamo tutti alla ricerca di un libretto di istruzioni che ci spieghi come far funzionare la nostra vita e allo stesso tempo questi interrogativi ci attirano e ci spaventano (“Io non lo so chi sono e mi spaventa scoprirlo”). La vita è un continuo guardarci, spiarci, cercare di comprendere noi stessi, ma poi non siamo in grado di rappresentarlo, descriverlo, raccontarlo agli altri. Come il riconoscere il proprio volto allo specchio, senza poi essere in grado di riprodurlo disegnandolo. Nello stesso modo ciascuno di noi si racconta agli altri, ma è appunto solo una descrizione, una sintesi: non è la vita stessa che è troppo grande e complessa – e faticosa – da raccontare (“Guardo il mio volto allo specchio, ma non saprei disegnarlo/Come ti parlo, parlo da sempre della mia stessa vita,/Non posso rifarlo e raccontarlo è una gran fatica.”)

E allora ci si proietta oltre tutto il dolore, e i dubbi e le difficoltà nelle quali siamo immersi e si vorrebbe aver già passato tutto (“Vorrei che fosse oggi in un attimo già domani”) per poter ricominciare tutto daccapo, fare tutto diversamente, non esser più legati ai piani e ai progetti fatti, nell’illusione che la vita – noi stessi – saremmo diversi e migliori (“Per riniziare, per stravolgere tutti i miei piani,/Perché sarà migliore e io sarò migliore”) e in questo caso il film della nostra vita non sarebbe più qualcosa che a nessuno interessa, ma un capolavoro bellissimo che tutti vedrebbero e amerebbero (“Come un bel film che lascia tutti senza parole”).

Ma è un progetto che sa di falso, sembra facile e dolce, ma in realtà l’amarezza del passato ci insegna che  il futuro perfetto che immaginiamo in realtà non esiste, che tutta la sofferenza e i problemi che abbiamo adesso non svaniranno come per magia, ma ce li porteremo anche nel domani (“Non mi sembra vero e non lo è mai sembrato/Facile, dolce perché amaro come il passato”). Questa continua spinta ad un futuro colmo di promesse, continuamente deluse e frustrate ti cambia nel profondo perché perdi la speranza e la fiducia in te stesso e l’unica cosa che ottieni è buttare via un sacco di tempo (“Tutto questo mi ha cambiato/E mi son fatto rubare forse gli anni migliori/Dalle mie paranoie e dai mille errori”). Sentirsi diversi dagli altri, ammettere le proprie difficoltà forse è inutile, se si aspetta un intervento dall’alto che venga a salvarci, ogni volta (” Sono strano lo ammetto, e conto più di un difetto/Ma un qualcuno lassù mi ha guardato e mi ha detto:/Io ti salvo stavolta, come l’ultima volta.”). Perché se non si cambia, quello che è stato sarà sempre, e aspettare che le cose cambino da sole continuando a ripetersi farò, dirò, vedrò senza alzarsi e muovere il culo non serve a nulla, (“Quante ne vorrei fare ma poi rimango fermo”), e il tempo passa mentre stiamo seduti a lasciarci vivere come se la vita non fosse nostra, come se riguardasse qualcun altro (“Guardo la vita in foto e già è arrivato un altro inverno”) e l’unica cosa che si riesce a fare è spazzar via quello che c’è, quello che abbiamo intorno, i rapporti che abbiamo costruito, perché non ci rendono felici e non sappiamo capire perché. Questo spesso fa soffrire chi abbiamo intorno ma chiedere scusa (come avviene all’inizio del brano) allora diventa solo una formula che ci sentiamo obbligati a dire, ma non serve. (“Non cambio mai su questo mai, distruggo tutto sempre,/Se vi ho deluso chieder scusa non servirà a niente.”)

Ammettere di sbagliare, addossarsi colpe e responsabilità, vivere in una perenne illusione che domani sia migliore, che le cose andranno meglio, che noi saremo migliori, dire “scusami” non serve. Cambiare le cose, rimediare, fare qualcosa (per noi, per gli altri) invece sì.

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Il testo di La fine

Chiedo scusa a chi ho tradito e affanculo ogni nemico
Che io vinca o che io perda è sempre la stessa merda
E non importa quanta gente ho visto, quanta ne ho conosciuta
Questa vita ha conquistato me e io l’ho conquistata
“Questa vita” ha detto mia madre “figlio mio va vissuta,
Questa vita non guarda in faccia e in faccia al massimo sputa
Io mi pulisco e basta con la manica della mia giacca
E quando qualcuno ti schiaccia devi essere il primo che attacca”.
Non ce l’ho mai fatta, ho sempre incassato,
E sempre incazzato, fino a perdere il fiato

Arriverà la fine, ma non sarà la fine
E come ogni volta ad aspettare e fare mille file
Con il tuo numero in mano e su di te un primo piano
Come un bel film che purtroppo non guarderà nessuno.
Io non lo so chi sono e mi spaventa scoprirlo,
Guardo il mio volto allo specchio, ma non saprei disegnarlo
Come ti parlo, parlo da sempre della mia stessa vita,
Non posso rifarlo e raccontarlo è una gran fatica.

Vorrei che fosse oggi in un attimo già domani
Per riniziare, per stravolgere tutti i miei piani,
Perché sarà migliore e io sarò migliore
Come un bel film che lascia tutti senza parole.
Vorrei che fosse oggi in un attimo già domani
Per riniziare, per stravolgere tutti i miei piani,
Perché sarà migliore e io sarò migliore
Come un bel film che lascia tutti senza parole.

Non mi sembra vero e non lo è mai sembrato
Facile, dolce perché amaro come il passato
Tutto questo mi ha cambiato
E mi son fatto rubare forse gli anni migliori
Dalle mie paranoie e dai mille errori
Sono strano lo ammetto, e conto più di un difetto
Ma un qualcuno lassù mi ha guardato e mi ha detto:
Io ti salvo stavolta, come l’ultima volta.
Quante ne vorrei fare ma poi rimango fermo,
Guardo la vita in foto e già è arrivato un altro inverno,
Non cambio mai su questo mai, distruggo tutto sempre,
Se vi ho deluso chieder scusa non servirà a niente.

Vorrei che fosse oggi in un attimo già domani
Per riniziare, per stravolgere tutti i miei piani,
Perché sarà migliore e io sarò migliore
Come un bel film che lascia tutti senza parole.
Vorrei che fosse oggi in un attimo già domani
Per riniziare, per stravolgere tutti i miei piani,
Perché sarà migliore e io sarò migliore
Come un bel film che lascia tutti senza parole.

pippo

Una risposta a Tiziano Ferro – La fine – Testo e interpretazione del testo

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