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Esce oggi una nuova raccolta dei successi di Luca Carboni. Per festeggiare i 30 anni di carriera il cantautore bolognese si regala un album che comprende tre inediti e nove duetti con alcuni dei più importanti cantanti italiani del momento (da Cremonini a Fabri Fibra, da Jovanotti a Tiziano Ferro) e con la partecipazione di un paio di grandi voci come Franco Battiato e Alice. La raccolta prende il titolo da un inedito, cantato proprio con Fabri Fibra dal titolo Fisico & politico.

Una occasione unica di godere di nuovo di canzoni bellissime in una veste nuova e di nuovi brani che confermano la classe di un cantautore forse ancora non apprezzato come meriterebbe.

La lista dei brani di Fisico & politico (Special Edition) in download digitale su iTunes a 9,99 €

1 Fisico & politico 4:18 (con Fabri Fibra)
2 C’è sempre una canzone 4:12
3 Dimentica 3:38
4 Persone silenziose 4:42 (con Tiziano Ferro)
5 Vieni a vivere con me 4:30 (con Elisa)
6 Ci vuole un fisico bestiale 4:31 (Jovanotti)
7 Farfallina 4:52 (con Alice)
8 Inno nazionale 3:55 (con Miguel Bosé)
9 Silvia lo sai 5:09 (con Franco Battiato)
10 Primavera 3:49 (con Biagio Antonacci)
11 Mare mare 5:09 (con Cesare Cremonini)
12 Gli autobus di notte 3:04 (con Samuele Bersani)
13 Fisico & politico (Pinaxa Version) 4:13

Nuvola Numero Nove è l’ottavo album in studio di Samuele Bersani.

Disponibile a partire dal 10 settembre 2013, arriva a quattro anni di distanza da “Manifesto Abusivo” e a poco più di un anno e mezzo dalla sua partecipazione al Festival di Sanremo con “Un Pallone”, brano che ha vinto il premio della critica Mia Martini.

Il cantautore ha così commentato sul suo profilo Facebook: “Fra un disco e l’altro ci metto sempre un po’ di anni, perché come al solito per poter scrivere delle storie inedite ho innanzitutto la necessità di viverle. Ma non tutto è autobiografico. A volte ho semplicemente fatto da filtro a ciò che avevo davanti. Ora ho finalmente in mano la copertina di NUVOLA NUMERO NOVE e ho appena deciso di ‘regalarvela’ in anteprima assoluta. Ho il cuore che batte forte, ma che soddisfazione… il dado è tratto 🙂

L’album è preceduto dal singolo En E Xanax, in rotazione radiofonica ed in digital download da venerdì 6 settembre.

Samuele Bersani - Nuvola Numero Nove - copertina CD

La lista tracce di Nuvola Numero Nove – in download su iTunes

1 Complimenti! 3:47
2 En e Xanax 4:33
3 Chiamami Napoleone 3:09
4 Desirée 3:06
5 Ultima chance 3:37
6 Settimo cielo 3:23
7 D.A.M.S. 3:38
8 Reazione umana 4:40
9 Spia polacca 3:36
10 Il re muore 3:38

Digital Booklet – Nuvola nu

Musica composta da Samuele Bersani e Giuseppe d’Onghia, testo dello stesso Bersani e Lucio Dalla, Spaccacuore è il terzo singolo estratto, dopo Cosa Vuoi Da Me, da Freak, secondo studio album di Samuele Bersani.

Il brano è inserito nella colonna sonora di Chiedimi se sono felice, film del 2000 di Aldo, Giovanni e Giacomo. Nel 2006 Laura Pausini realizza una cover che inserisce nell’album Io Canto.

Si tratta di un brano dedicato all’amore. Come spesso accade, si tratta di un amore sofferto e sofferente. Il testo si apre con una specie di “risveglio“, che ha inizio quando il protagonista spegne la tv: si tratta di  qualcosa che è accaduto sicuramente a tutti noi: la televisione serve anche per staccare i pensieri e allontanarci per qualche minuto (qualche ora) da quello che ci succede, ma appena la si spegne ecco che tutto ciò che ci riguarda torna davanti alla nostra attenzione. Non appena la televisione si spegne, il brano dice che “la farfalla appesa cade giù”: non sono certa di cosa parli esattamente il testo, ma io credo che si riferisca alla figura che lo spegnimento dell’energia elettrica faceva apparire sui televisori a tubo catodico, che erano diffusi all’epoca in cui questo testo venne scritto, e che durava pochi attimi: si trattava di una specie di lampo chiaro sullo schermo grigio, simmetrico, che assomigliava alle ali di una farfalla che pareva staccarsi dal bordo superiore e cadere.

Questo lampo è l’occasione per il protagonista per pensare a se stesso (“ah, succede anche a me/è uno dei miei limiti/Io per un niente vado giù/se ci penso mi da i brividi”) e al fatto che anche per lui lui basti pochissimo a farlo crollare. Ed è il momento in cui questa debolezza gli fa tornare in mente una lei che fa parte del suo passato e che era solita fargli notare proprio questa mancanza.

Una ragazza che, lui ha voluto allontanare da sé (“Ti ho mandata via”) ma questo non sembra averlo reso felice, anzi: pare piuttosto che lo abbia inchiodato ad un immobilismo che è insieme delle emozioni e fisico (“Sento l’odore della città/non faccio niente, resto chiuso qua/Ecco un altro dei miei limiti”), e anche questo finisce per diventare motivo di stare male: l’ennesima mancanza di cui si sente responsabile. Tutti noi dopo la fine di un grande amore perdiamo interesse nelle cose: non abbiamo voglia di uscire, non abbiamo voglia di fare nulla, tutto sembra poco interessante e inutile.

È il momento in cui lui riconosce anche la propria incapacità di comunicare: la propria incapacità che aveva a farle capire quanto lei fosse importante, quanto fosse grande l’impatto sulla sua vita, al punto che bastava il solo pensiero di lei a dargli emozioni fortissime (“Io non sapevo dirti che/solo a pensarti mi dà i brividi/anche a uno stronzo come me/come me”), anche se poi uno può pensare che una persona incapace di mostrare ciò che prova sia invece solo uno stronzo insensibile.

Tutto questo però- si dice – appartiene al passato: è un amore finito e se non si riesce a interromperlo nemmeno lasciandosi, nemmeno elencando tutti gli errori e gli sbagli fatti, i propri limiti e le proprie incapacità, allora va ucciso, trafitto, spezzato e chiede l’aiuto di lei (“Ma non pensarmi più/ti ho detto di mirare/L’amore spacca il cuore/Spara! Spara! Spara Amore!/Tu non pensarci più/che cosa vuoi aspettare?/L’amore spacca il cuore/Spara! Spara! Spara, dritto qui… qui”). Aspettare è inutile, l’amore è sofferenza, è stare male, l’amore spacca il cuore e fa soffrire, ma è un soffrire lento che annienta, allora piuttosto meglio andare incontro ad una sofferenza definitiva, certa, diretta: mira al centro e spara.

È la confessione semplice e diretta di un uomo che sa chi è: conosce e ammette i propri sbagli e la propria incapacità di vivere. Ammette i propri difetti, che vengono dalla conoscenza diretta di se stesso e non da una analisi astratta e teorica (“So chi sono io/anche se non ho letto Freud”) che non vuol dire pretendere di saper conoscere chiunque, ma solo se stesso. Eppure neanche questo pare essere sufficiente: la sua incapacità di far capire le proprie emozioni lo ha bloccato, gli ha impedito di farsi capire da lei, di mostrarsi fragile, di abbandonarsi all’amore, di sciogliersi (“So come sono fatto io/ma non riesco a sciogliermi/ed è per questo che son qui/e tu lontana dei chilometri/che dormirai con chi sa chi/adesso lì”) ed è per questo che si sono lasciati e ora lei, forse, sta già con qualcun altro e dorme con lui.

Si tratta di un grido di dolore straziante e assoluto. Una richiesta di aiuto di qualcuno che ammette di essere in difficoltà, ma non sa come uscirne. qualcuno che, però, è disposto a immolarsi come un eroe, ma non a cedere di un passo. Una canzone bellissima che riflette le emozioni che chiunque di noi ha provato, ma che non devono fornire un alibi: non saper comunicare quello che si prova non significa non poterci provare. Allontanare chi si ama e ci ama perché si ha paura di sciogliersi ci pone di fronte ad una sofferenza atroce, ma è anche una scelta comoda, che ci fa arroccare in una posizione di difesa e di autocommiserazione che non fa crescere. Amare è soprattutto mettersi in gioco e condividere i propri punti deboli con chi ci dimostra che gli importa, per diventare persone migliori.

(Davide ha scelto Spaccacuore come brano da interpretare nella prima delle due serate della finale di X Factor, in onda giovedì 6 dicembre su Sky e in replica su Cielo domenica).

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Il Testo di Spaccacuore

Spengo la TV
e la farfalla appesa cade giù
ah, succede anche a me
è uno dei miei limiti

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Secondo singolo tratto da Freak, l’album del 1995 pubblicato dallo straordinario cantautore bolognese Samuele Bersani, Cosa vuoi da me è la cover di un brano del gruppo musicale britannico The Waterboys uscito l’anno precedente dal titolo Glastonbury Song.

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Il testo di Cosa vuoi da me

Siamo fatti come le nuvole che nel cielo si confondono
pronti a scatenare un fulmine
ma ci divide il passaggio di un aereo.
Non so più se credere
agli amici che mi parlano di te:
sono delle vipere,
se mi dicono che adesso stai benissimo.

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Giudizi universali è il secondo singolo estratto da Samuele Bersani, il terzo studio album del cantautore riminese, pubblicato nel 1997.

La canzone è stata inserita nella colonna sonora dei film Chiedimi se sono felice di Aldo, Giovanni e Giacomo, e Fuochi d’Artificio di Leonardo Pieraccioni.

Il testo, noto per essere uno dei più belli in assoluto della produzione musicale di Bersani è stato riconosciuto come  “miglior testo letterario” nel 1998 e per tale motivo una giuria di critici  presieduta da Fernanda Pivano, nota scrittrice e traduttrice lo ha premiato con il “Premio Lunezia“.

Si tratta di una delle più belle canzoni d’amore della musica italiana, o forse – meglio – una canzone di “non amore”: la storia parla infatti della disillusione di un uomo innamorato nei confronti della donna che ama, incapace di accontentarsi della semplice bellezza della vita (“Troppo cerebrale per capire che si può star bene senza complicare il pane”) e che sente sempre il bisogno di complicare le cose semplici, come se la bontà di una fetta di pane avesse per forza bisogno di qualcosa spalmato sopra. Nella metafora, la semplicità della vita, dei gesti e dell’amore non basterebbe, ma subentrerebbe il bisogno di verbalizzare sempre, di parlare, di coprire le azioni con una interpretazione fatta di parole che però sono spesso vuote, addirittura doppiate – e quindi non sono più quelle originali, vere, ma ne sono una copia stravolta, rivista, falsa (“ci si spalma sopra un bel giretto di parole vuote ma doppiate”).

La reazione di lui a questo comportamento è quella di dirle: fai pure quello che vuoi, quello che credi. Prendi pure le cose leggere, belle, allegre come le bolle di sapone o un aquilone e cerca pure di distruggerle, facendole a pezzi, mentre io mi lascio andare all’irrazionalità più piena, ma lasciami stare, lasciami sognare in pace (“Mangiati le bolle di sapone intorno al mondo e quando dormo/taglia bene l’aquilone, togli la ragione e lasciami sognare/lasciami sognare in pace”).

Non è sempre stato così: c’è stato un tempo in cui erano insieme, liberi, si sentivano sollevati da terra e volare, aver voglia di andare via, prendere la porta e uscire (citando forse il film di Liliana Cavani “Oltre la porta” in cui recita Mastroianni). Perdersi, ma allo stesso tempo sentendo che l’amore guida i nostri passi e spiega ciò che accade, come la voce che nelle pubblicità ci illustra cosa vediamo e di cosa stiamo parlando. Liberi, privi della razionalità e delle cose che ci hanno insegnato, rappresentate dai libri (“Liberi com’eravamo ieri dei centimetri di libri sotto i piedi/per tirare la maniglia della porta e andare fuori/come Mastroianni anni fa come la voce guida la pubblicità/ci sono stati dei momenti intensi ma li ho persi già”). Ci sono stati momenti così, ma sono passati.

Questa necessità di complicare le cose impedisce di capire che non c’è bisogno di mortificare sempre il proprio lato emotivo: il cuore è prezioso e va protetto, come una aiuola da coltivare, invece lei ci passa sopra i piedi, come se scambiasse l’aiuola per un tappetino su cui pulirsi le scarpe (“Troppo cerebrale per capire che si può star bene senza calpestare il cuore/ci si passa sopra almeno due o tre volte i piedi come sulle aiuole”). In questo rapporto che è come una casa, lui provocatoriamente dice, va bene, allora facciamolo fino in fondo: invece di cercare di amarci con semplicità, leviamo i freni e diamo sfogo all’odio (“Leviamo via il tappeto e poi mettiamoci dei pattini per scivolare meglio sopra l’odio”). Lo dice, ma questo modo di fare lo fa soffrire tanto che gli toglie il fiato (“Torre di controllo aiuto, sto finendo l’aria dentro al serbatoio”).

È tutto perduto, quindi? Volendo, potrebbe anche continuare così come ora: è in grado di farlo. È in grado di continuare a fidarsi di lei, ma si accorge di  non volerlo più, perché la donna che ha accanto è diversa da quella che sentiva di amare. In fondo, questa donna che credeva di amare perché diversa da tutte le altre non è che la sintesi di mille altre che ha conosciuto (“Potrei, ma non voglio fidarmi di te/io non ti conosco e in fondo non c’è/in quello che dici qualcosa che pensi/sei solo la copia di mille riassunti“) e allora l’amore, questa candela che arde, alla fine si bagna – forse sono le lacrime che ne spengono la fiamma – e rimane solo la materia: ciò che lo rendeva vivo e luminoso non c’è più (“Leggera leggera si bagna la fiamma/rimane la cera e non ci sei più…”).

E così succede che una storia così bella e piena pare non lasciarci quasi nulla, come se tutto il tempo passato insieme non lasciasse che pochi ricordi. Non è dovuto alla volontà di cancellare qualcosa, o qualcuno: semplicemente quando l’amore finisce spesso rimane davvero poco (“Vuoti di memoria non c’è posto per tenere insieme tutte le puntate di una storia/piccolissimo particolare: ti ho perduto senza cattiveria”).

Adesso che lei non c’è più, zavorra a limitare le sue emozioni, si sente di nuovo libero, come prima di incontrarla. In fondo lei ha cercato di cambiarlo, di imbrigliare la sua fantasia e il suo vero essere. Ora è di nuovo pronto a volare, e ad essere leggero come una nuvola accettando anche la pioggia che verrà, ma non si lascerà più cambiare da nessuno: ora non ha più libri sotto ai piedi, ma cielo (“Libero com’ero stato ieri ho dei centimetri di cielo sotto ai piedi/adesso tiro la maniglia della porta e vado fuori/come Mastroianni anni fa sono una nuvola fra poco pioverà/e non c’è niente che mi sposta o vento che mi sposterà”).

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Il testo di Giudizi Universali

Troppo cerebrale per capire che si può star bene senza complicare il pane
ci si spalma sopra un bel giretto di parole vuote, ma doppiate
Mangiati le bolle di sapone intorno al mondo e quando dormo taglia bene l’aquilone
togli la ragione e lasciami sognare, lasciami sognare in pace Continua a leggere

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