Interpretazione

Vivendo adesso è una delle due canzoni che Francesco Renga ha portato in gara al Festival di Sanremo 2014.

Il brano è scritto da Elisa Toffoli e sarà incluso nel prossimo album di Renga, che si intitolerà Tempo Reale e uscirà l’11 marzo 2014.

Il testo si apre con un dialogo tra chi canta e la donna che ama: lui si è accorto di vederla in modo diverso dal passato, e di vedere in modo differente anche come stanno le cose tra di loro (“Un’altra immagine di te/Un nuovo modo di vedere le cose”). Lui decide quindi di parlarle per dirle qualcosa che non le aveva mai detto prima: qualcosa che trae la sua origine da quello che prova per lei, cioè amore (“Eccone una che non sai/Ecco il mio modo di parlarti d’amore”).

La donna a cui si rivolge è una persona intelligente e curiosa (“A te che cerchi di capire”), che cerca di cambiare – almeno in parte – le cose come stanno (“E che provi a respirare aria nuova”). Lei infatti sta attraversando un momento in cui si sente disorientata (“E non sai bene dove sei“) e sa che ci sono cose nella sua vita che non vanno per il verso giusto, anche se prova a ignorare questo malessere facendo finta di niente, pur sapendo che la sua vita così com’è non è completa (“E non ti importa anche se in fondo lo sai che ti manca qualcosa”).

Lui la invita ad abbandonarsi completamente al loro amore (“Amami ora come mai”) anche se è un amore che lei vuole mantenere clandestino, (“Tanto non lo dirai/È un segreto tra di noi/Tu ed io in questa camera d’albergo/A dirci che stiamo solo vivendo adesso”). Il testo non è esplicito sul punto, ma si può immaginare che lei abbia intrecciato una relazione segreta con un uomo che la fa stare bene, ma con cui al momento si limita ad incontri in camere d’albergo, mentre è impegnata con un altro uomo con cui invece non è felice (da cui il disagio e la voglia di respirare aria nuova di cui parla il testo nella prima strofa).

Perché lei non voglia troncare la sua storia ufficiale il testo lo dice nei versi successivi: la paura di affrontare quel fallimento rappresentato dalla fine di un rapporto stabile, come se fosse una competizione nella quale chi si arrende perde (“A te che temi la sconfitta”), nell’illusione che sia sufficiente riuscire a trovare brandelli di felicità altrove – fosse anche in un tradimento – pur di mantenere in piedi la propria relazione ufficiale (“Ma che cerchi di salvare quel che resta/Quel che resta”).

Lui sa che lei non ha intenzione di confessare la loro relazione a nessuno (“Amami ora come mai, tanto non lo dirai/È un segreto tra di noi”) perché è nata per essere una storia di solo sesso, come si ripetono tra di loro quando si ritrovano da soli e scatta la passione bruciante (“Tu ed io soltanto/Il fuoco e le fiamme a dire che/Stiamo solo facendo sesso”).

Tuttavia lui all’inizio del brano le dice che ha cambiato idea: adesso vede lei e la loro storia in modo diverso da prima. Si è innamorato e vorrebbe che la loro relazione diventasse qualcosa di più di un solo rapporto fisico. Il problema è che la scelta sta a lei: è lei a dover decidere se mettere fine alla propria storia ufficiale o no. Quindi lui le dice che pur di vederla è disposto a continuare a fare l’amante, senza parlarne con nessuno (“Tu amami ora come mai, tanto non lo dirò/È un segreto tra di noi“) però le chiede di riflettere su una cosa: se davvero lei sia sicura che quello che c’è tra loro non abbia un futuro (“Ma vorrei soltanto tu fossi già sicura/Che stiamo solo vivendo adesso”).

E’ interessante che a cantare questo brano sia stato chiamato un uomo, mentre tradizionalmente è alle donne che viene assegnato il ruolo dell’amante clandestina che vive nell’ombra in attesa che l’uomo amato lasci la propria compagna, soprattutto considerando che il testo è stato scritto proprio da una donna.

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Il testo di Vivendo adesso – in download su iTunes

Un’altra immagine di te
Un nuovo modo di vedere le cose.
Eccone una che non sai
Ecco il mio modo di parlarti d’amore.

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Arisa ha vinto la 64a edizione del Festival di Sanremo con Viaggiando controvento, un bel brano che evidenzia le sue straordinarie qualità vocali con una melodia che resta impressa già dai primi ascolti e un testo che racconta la storia di una donna che sceglie di dedicare completamente il proprio amore ad una persona che attraversa un momento non facile.

Cosa significa il testo di Viaggiando controvento? Il titolo sembrerebbe fare riferimento ad un viaggio fisico, quasi una regata in mare dove il vento contro rende difficile il procedere. Non è così, si tratta di una metafora, e molte altre sono descritte nel testo.

Il brano si apre con una considerazione: “Io non credo nei miracoli, meglio che ti liberi, meglio che ti guardi dentro” che è quella di chi guarda alle cose con buonsenso: non aspettare che la soluzione ai problemi cali dall’alto come se un dio avesse deciso di risolverli, ma la liberazione da questi problemi deve venire da dentro, da noi stessi. Non si tratta di problemi unici o straordinari: molti vivono situazioni dolorose (“Questa vita lascia i lividi”) o che mettono paura (“questa mette i brividi“) tanto che più che una vita sembra una lotta contro un avversario invisibile (“certe volte è più un combattimento“). Nel caso della persona a cui si rivolge il testo le difficoltà non sono dovute a dispiaceri o timori, ma è più un vuoto interiore, un senso di smarrimento, quella sensazione a cui non si riesce a dare una origine o un volto (e per questo anche la si tiene nascosta: per l’incapacità di descriverla agli altri) e scava dentro come un fuoco “C’è quel vuoto che non sai/che poi non dici mai/che brucia nelle vene“. È una sensazione terribile perché ci si sente come se inspiegabilmente tutto fosse minaccioso e ostile (“come se il mondo è contro te e tu non sai il perché“). Ma allora come può conoscerlo un’altra persona? Semplice, perché ci è passata e lo sa (“lo so: me lo ricordo bene“) e il ricordo di quello che si prova resta indelebile.

Nasce allora di fronte ad una persona che sta passando ciò che abbiamo passato noi e a cui si vuole bene il desiderio di aiutarla e di starle accanto, anche se non è facile. E la difficoltà nasce anche dal fatto che chiunque fa parte di quel mondo minaccioso che chi prova queste emozioni vede davanti a sé: persino chi cerca di fare qualcosa. La chiave può allora essere semplicemente restare accanto (“Io sono qui, per ascoltare un sogno/non parlerò, se non ne avrai bisogno/ma ci sarò“) ad esempio per farsi raccontare i sogni fatti (che spesso sono la via attraverso l’inconscio cerca di tirare fuori le emozioni che teniamo nascoste) o comunque esserci, semplicemente. Che non significa trasformarsi in infermiere o psicoterapeuti fai-da-te: significa solo dimostrare il proprio affetto con la presenza, anche quando il percorso di vita quotidiana è difficile, proprio come andare in barca a vela controvento (“perché così mi sento: accanto a te/viaggiando controvento”).

Non c’è quindi pretesa di guarire la persona amata dai sui problemi, solo il desiderio di dimostrare il proprio amore (“Risolverò/magari poco o niente, ma ci sarò/e questo è l’importante“). Per poco che sia, aiutare anche solo per un attimo, come se fosse acqua che spegne quel “fuoco nelle vene” con cui descriveva questo modo di sentirsi (“acqua sarò, che spegnerà un momento“).

Quanto ci vorrà per uscire da questo modo di stare nessuno può saperlo, né cosa potrà davvero aiutarlo a risolvere la situazione (“Tanto il tempo solo lui lo sa, quando e come finirà/la tua sofferenza e il tuo lamento“), ma lei è lì per dimostrargli che se ne esce, che si può arrivare a stare meglio e gli resterà accanto.

Un testo molto intenso, che parla senza mai citarla espressamente di depressione, o comunque di tutte quelle forme di disagio che – anche senza sfociare in vere e proprie patologie depressive – possono colpire chiunque per cause molto diverse, e dalle quali a volte è davvero difficile uscire senza un aiuto. Per questo chi è passato attraverso questa esperienza e la riconosce negli altri prova spesso una immediata empatia e il desiderio di poter fare qualcosa, anche solo testimoniando che così come è cominciata, finirà, e si può arrivare a stare meglio.

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Il testo di Controvento, in download digitale su iTunes

Io non credo nei miracoli, meglio che ti liberi, meglio che ti guardi dentro
Questa vita lascia i lividi, questa mette i brividi… certe volte è più un combattimento
C’è quel vuoto che non sai
che poi non dici mai
che brucia nelle vene
come se il mondo è contro te e tu non sai il perché
lo so: me lo ricordo bene Continua a leggere

Vivendo adesso è la canzone di Francesco Renga passata in finale al Festival di Sanremo 2014. L’altra era A un isolato da te.

Il brano è scritto da Elisa Toffoli sarà inserita nel prossimo album di Renga si intitolerà Tempo Reale, l’uscita è prevista per l’11 marzo 2014.

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Il testo di Vivendo adesso – in download su iTunes

Un’altra immagine di te
Un nuovo modo di vedere le cose.
Eccone una che non sai
Ecco il mio modo di parlarti d’amore.

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The Wire è una canzone del gruppo Statunitense indie pop HAIM.

Il nome del gruppo è in realtà il cognome di tre delle componenti, le sorelle Este Arielle, Danielle Sari e Alana Mychal Haim che, insieme al batterista Dash Hutton formano la band.

Il brano è stato pubblicato nel Regno Unito il 22 settembre 2013. E’ il quarto singolo estratto dal loro album di debutto Days Are Gone del 2013. La canzone è stata scritta da Alana Haim, Danielle Haim ed Este Haim. Il testo parla della difficile decisione che si deve prendere quando ci si accorge di non voler più stare con una persona: un gesto apparentemente egoista, ma che in realtà se preso con onestà e sincerità significa anche non fingere un sentimento che non c’è, ma accettare che se non si ama l’altra persona la si deve lasciar andare. Anche se questo significa sentirsi in colpa e annaspare quando si sente che il momento della fine del rapporto sta arrivando.

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Il testo e la traduzione di The Wire in download digitale su iTunes

You know I’m bad at communication, it’s the hardest thing for me to do – Tu sai che io sono pessima nel comunicare, è la cosa più difficile da fare per me
And they say it’s the most important part that relationships go through – E come si dice, è la parte più importante attraverso cui devono passare i rapporti
And I gave it all away just, so I could say that – E darei via tutto solo per poter dire che, così potrei dire che
well I know I know I know I know that you’re gonna be OK anyway – Beh, lo so lo so lo so lo so che tu sarai okay comunque Continua a leggere

Noi due nel mondo e nell’anima è un brano dei Pooh del 1972 contenuto nell’album Alessandra, quando nella formazione militava ancora Riccardo Fogli al basso, che in questo pezzo affianca Dodi Battaglia alla voce. È uno dei brani più famosi del gruppo ed è anche note per essere stato una delle prime canzoni in Italia in cui venne usato il Minimoog, uno dei primi sintetizzatori.

Il testo parla di una coppia: lei lo vuole lasciare e nel farlo attribuisce a lui la responsabilità della fine del loro rapporto. Gli dice che lui non le parla di sé, ma quando lo fa lei è stanca e si addormenta. Che cerca di renderla felice e ha aspettato che lei si decidesse a fare le cose sul serio, ma quando lo fa, non va bene lo stesso e vuole andarsene. La vigliaccheria di lei sta nel non ammmettere che è lei a non volere più quel rapporto, scaricando su di lui le colpe. Un atteggiamento molto immaturo e purtroppo estremamente comune.

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Il testo di Noi Due Nel Mondo e Nell’anima in download digitale su iTunes

E io dovrei comprendere
se tu da un po’ non mi vuoi…
non avrei mai capito te,
ma da capire cosa c’è?
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Road Trippin’ raconta la storia di un viaggio lungo la Pacific Coast Highway di tre amici: il bassista Michael “Flea” Balzary, il cantante Anthony Kiedis e il chitarrista John Frusciante, cioè i tre che hanno a lungo costituito la spina dorsale dei Red Hot Chili Peppers.

La Pacific Coast Highway è una autostrada, – nota anche come “The One” (nome con cui viene citata nel brano) – che parte da Los Angeles e costeggia l’Oceano Pacifico verso nord. Ed è proprio l’oceano blu coi suoi riflessi sfavillanti del sole sulle onde quello a cui si riferiscono i versi del testo  “Blue you sit so pretty – Blu, giaci così bello/West of the one – A ovest della Uno/Sparkles light with yellow icing – Luci sfavillanti glassate di giallo/Just a mirror for the sun – Solo uno specchio per il sole”. La strada attraversa la California e per lunghi tratti non incontra abitazioni, motivo per cui è necessario rifornirsi di quanto necessario prima di partire “Road trippin’ with my two favorite allies – Un viaggio su strada con i miei due alleati preferiti/Fully loaded we got snacks and supplies – Completamente ubriachi prendiamo cibarie e provviste/It’s time to leave this town – È tempo di lasciare questa città/It’s time to steal away – È tempo di svignarsela/Let’s go get lost – Andiamo a perderci/Anywhere in the U.S.A. – Da qualche parte negli Stati Uniti”.

Un desiderio di allontanarsi da tutto per stare bene e riscoprire anche la bellezza della proria quotidianità, con tutto quello che porta con sé di bello e di brutto “So much as come before those battles lost and won – Tanto da venire prima di quelle battaglie perse e vinte/This life is shining more forever in the sun – Questa vita splende di più sempre sotto al sole”. Nonostante tutti i problemi che la band ha attraversato, e la superficialità che caratterizza la propria città (che ha rappresentato il tema portante di tutto l’album Californication del 1999, da cui questo brano è tratto), tutto sembra ancora bello, una volta lontani. E il viaggio è una occasione per riscoprire se stessi e le cose che si ama fare,  e attraverso quelle dare un senso nuovo alle cose che si sono lasciate indietro: “Now let us check our heads – Adesso lasciaci usare la testa/And let us check the surf – e lasciaci provare il surf/Staying high and dry’s – Restare lassù e all’asciutto crea/More trouble than it’s worth – più problemi di quanto ne valga la pena/In the sun – Nel sole”. Così il surf e il restare all’asciutto e in piedi sulla tavola diventano una metafora per il cercare di fare sempre le cose alla perfezione, cosa che spesso non ricompensa a sufficienza per gli sforzi fatti (e allora per divertirsi davvero va bene anche cadere ogni tanto e schizzarsi un po’). Un viaggio fatto anche di momenti di pausa “In Big Sur we take some time to linger on – A Big Sur ci prendiamo del tempo per fare una sosta” e di musica “We three hunky dory’s got our Snakefinger on – Noi tre persone eccellenti ci diamo dentro con Snakefinger” (dove hunky dory è una espressione che indica tre persone eccellenti, ma è anche il titolo di un famoso album di David Bowie, mentre Snakefinger è il nome d’arte di Philip Charles Lithman, musicista e compositore inglese che – tra gli altri – suonò in un gruppo chiamato Chilli Willi and the Red Hot Peppers).

L’isolamento della strada consente di sentirsi dispersi nell’immensità degli Stati uniti, schiacciati sotto un cielo invaso di stelle che sembrano colare in bocca “Now let us drink the stars – ora lasciateci bere le stelle/It’s time to steal away – È tempo di svignarsela
Let’s go get lost – Andiamo a perderci/Right here in the U.S.A – Proprio qui negli Stati Uniti”. Ed è anche ciò che fa sentire ancora più uniti ai propri compagni di viaggio.

Road Trippin’ è una delle poche canzoni dei Red Hot Chili Peppers a non avere giri di batteria, tanto è vero che Chad Smith nel video che la accompagna (e che venne pubblicato solo in occasione del lancio del Greatest Hits nel 2003) appare solo per pochi momenti mentre arriva a bordo di una barca.

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Il testo e la traduzione di Road Trippin’ in download digitale su iTunes

Road trippin’ with my two favorite allies – Un viaggio su strada con i miei due alleati preferiti
Fully loaded we got snacks and supplies – Completamente ubriachi prendiamo cibarie e provviste
It’s time to leave this town – È tempo di lasciare questa città
It’s time to steal away – È tempo di svignarsela
Let’s go get lost – Andiamo a perderci
Anywhere in the U.S.A. – Da qualche parte negli Stati Uniti
Let’s go get lost – Andiamo a perderci
Let’s go get lost – Andiamo a perderci
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Nel 2000 esce Stato di necessità, terzo album di Carmen Consoli che contiene anche L’ultimo bacio, brano che sarà scelto per la colonna sonora dell’omonimo film di Gabriele Muccino, uscito l’anno seguente, nel quale la Consoli fa un cameo.

Il testo prende spunto e cita esplicitamente una canzone di Domenico Modugno, Piove (nota anche come Ciao ciao bambina). Si parla di un addio, e potrebbe essere una normale separazione tra due persone che si amano, ma secondo me prende le mosse da un particolare commiato: quello di un padre dalla propria figlia. Ho sempre pensato infatti che raccontasse la storia di una bimba (forse la stessa Consoli, di cui si può immaginare che il padre ascoltasse Modugno, un po’ per questioni di età, un po’ perché entrambi siciliani) il cui padre parte e la saluta canticchiando Ciao ciao bambina e lei non è in grado di capire che si tratta di un saluto temporaneo: la sofferenza è quella di un addio definitivo, feroce, quello che nel testo è definito “il senso spietato di un non ritorno“. E quelle lacrime bruciano sul viso come se fosse limone, mentre la pioggia si mescola ad esse.

Il video è stato girato da Davide Marengo sul set del film, con tutto il cast coinvolto in una scena corale del film, mentre Carmen Consoli si aggira tra gli attori, non vista.

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Il testo di L’ultimo bacio in download digitale su iTunes

Cerchi riparo fraterno conforto
tendi le braccia allo specchio
ti muovi a stento e con sguardo severo
biascichi un malinconico Modugno Continua a leggere

Pino Daniele pubblica Resta…Resta cu’ mmè nel 1995 con il suo album di grande successo Non calpestare i fiori nel deserto. L’album venne molto apprezzato tanto dal pubblico (fu più venduto in Italia con oltre 800.000 copie vendute solo nel 1995) quanto dalla critica, che lo riconobbe come miglior album dell’anno assegnandogli la Targa Tenco a Sanremo.

Il brano, composto interamente dal cantautore napoletano, ha sonorità pop e blues e nel testo mescola italiano, inglese e dialetto napoletano in una fusione di grande intensità ed efficacia. Le parole sembrano raccontare forse l’incontro tra un ragazzo napoletano e una ragazza straniera di passaggio che sta per andare via, a cui lui chiede di non partire, anche se in realtà nel suo cuore lei è già rimasta.

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Il testo di Resta…Resta cu’ mmè in download digitale su iTunes

My name your name
Ma che importanza ha
E tu, guardami in faccia e dimmi che è vero Continua a leggere

Sfiorivano le viole è un brano scritto e interpretato da Rino Gaetano, straordinario cantautore prematuramente scomparso a soli 31 anni dopo aver composto alcuni dei brani più noti della musica italiana degli anni settanta, da Gianna a Ma il cielo è sempre più blu, da Nuntereggae più, a Mio fratello è figlio unico. Proprio quest’ultima uscì nel 1976 come 45 giri e il lato B era Sfiorivano le viole, un brano che, nello stile di Rino Gaetano, si sviluppa su un testo volutamente surreale che parla di un amore estivo gonfio di poesia e romanticismo, nel quale lui aspetta la sua amata e, nella calura e nella noia ripensa a personaggi realmente esistiti della storia europea tra fine settecento e fine ottocento: ad esempio il marchese La Fayette che fu protagonista della rivoluzione americana prima, e della rivoluzione francese dopo. Il riferimento al cappello probabilmente è legato al fatto che egli appuntò sul cappello di Luigi XVI una coccarda che riportava i colori di Parigi (rosso e blu) più il bianco, simbolo della monarchia, di fatto creando la bandiera francese. Michele Novaro è l’autore della musica dell’inno nazionale italiano, su testo di Goffredo Mameli (geniale la lettura che ne dà Gaetano in questo brano “insieme scrivono un pezzo tuttora in voga“). Otto Eduard Leopold von Bismarck-Schönhausen fu invece un politico tedesco che fu di fatto l’artefice dell’unificazione della Germania.

Il fatto che tutti i personaggi siano storici e si riferiscano ad un periodo storico relativamente circoscritto, unito al racconto di un amore adolescenziale fatto di attese, mani prese e strette e poco altro, mi fa pensare che Rino Gaetano abbia voluto descrivere un amore vissuto ai tempi della scuola, forse mentre si preparano gli esami di maturità.  Forse un ricordo autobiografico o forse solo la capacità di immaginare storie delicate e reali di un grandissimo artista.

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Il testo di Sfiorivano le viole in download digitale su iTunes

L’estate che veniva con le nuvole rigonfie di speranza
nuovi amori da piazzare sotto il sole
il sole che bruciava lunghe spiagge di silicio
e tu crescevi, crescevi sempre più bella Continua a leggere

The Show Must Go On è una canzone della rockband inglese Queen, ed è la dodicesima e ultima traccia del loro quattrordicesimo album del 1991 Innuendo, l’ultimo pubblicato mentre Freddie Mercury era ancora in vita.

Il brano è stato attribuito ai Queen nel loro complesso, anche se la scrittura si deve principalmente a Brian May. Il testo venne infatti scritto dallo stesso May con la collaborazione di Freddie Mercury e descrive la fatica di quest’ultimo di continuare le registrazioni dell’album nonostante la fine della sua vita fosse ormai prossima, a causa delle complicazioni dovute all’AIDS (al tempo la sua malattia non era ancora stata resa pubblica, nonostante i media avessero da tempo diffuso la voce che fosse gravemente malato), ma è anche un inno alla speranza e fonte di ispirazione per tutti quelli che continuano a fare ciò che devono, nonostante il dolore, la fatica, le delusioni. Dal punto di vista melodico, una una sequenza di accordi del tema musicale si ispira al Canone di Pachelbel, uno dei più noti brani di musica barocca.

Venne pubblicata il 14 ottobre 1991 come singolo di lancio del Greatest Hits II, appena sei settimane prima della morte di Mercury, avvenuta il successivo 24 novembre. Il brano è stato poi suonato dal vivo il 20 aprile del 1992, durante il The Freddie Mercury Tribute Concert, dove venne eseguita dai tre membri superstiti dei Queen insieme a Elton John alla voce e Tony Iommi alla chitarra ritmica.  Una versione molto bella è stata registrata da Jim Broadbent e Nicole Kidman per la colonna sonora del film Moulin Rouge! di Baz Luhrmann.

La salute di Mercury all’epoca era così deteriorata che venne deciso di non girare nessun video per accompagnare il brano, ma di creare un montaggio di vari clip video dei Queen che abbracciano il periodo intercorrente tra il 1981 e il ’91 (ma non include quelli dal 1973 al ’80) anche in considerazione del fatto che il secondo Greatest Hits album della band lanciato con questa canzone copre esattamente quel periodo.

Il testo è pieno di metafore. Quella principale, che prosegue lungo tutto il brano è quella della vita come spettacolo teatrale.

I primi versi si aprono con delle domande: “Empty spaces – what are we living for? – Spazi desolati– – per cosa stiamo vivendo? / Luoghi abbandonati – – mi pare di poter dire che la sappiamo lunga / Does anybody know what we are looking for? – Qualcuno sa forse cosa stiamo cercando?“. L’ambientazione è quindi fin da subito isolata, solitaria, vuota. Uno spazio fisico, ma anche emotivo di desolazione. E in un contesto simile la domanda è quella che da sempre l’uomo si pone: qual è il significato della vita? Sono domande retoriche, perché nessuno può rispondere con certezza, ma quel che conta è la presa di coscienza che arriva nel momento in cui ci si ferma un momento a riflettere e – tra tutte le piccole e grandi incombeze quotidiane, le cose da fare, le persone – ci si ritrova soli con se stessi a chiedersi “che senso ha tutto questo?”. E queste domande arrivano nonostante non si sia più giovani e inesperti, ma ormai la si sappia lunga sulla vita. Forse qualcuno ha la risposta? Qualcuno sa davvero cosa stiamo cercando tutti?

Lo spettacolo teatrale in scena è una pantomima, cioè quella che secondo il dizionario è una “rappresentazione scenica muta, affidata esclusivamente all’azione gestuale, talvolta accompagnata da musica o da voci fuori campo“, nella quale recita un “eroe”, che però commette l’ennesimo inutile crimine dietro al sipario “Another hero – another mindless crime. – Un altro eroe – un altro inutile crimine / Behind the curtain, in the pantomime. – Dietro al sipario, nella messinscena”. Credo che questi versi rappresentino metaforicamente tutti quelli che tengono un comportamento impeccabile di facciata nello “spettacolo” della vita, ma che poi di nascosto dagli spettatori, dietro al sipario (quindi nel loro intimo o comunque quando nessuno li vede) compiono piccoli misfatti peraltro privi di significato e scopo.

Cosa fare? La tentazione sarebbe di arrendersi, gettare le armi e abbandonare la scena, ma no: la canzone invita a non farlo (“Hold the line! – Tenete duro!/Does anybody want to take it anymore? – Qualcuno ce la fa ancora?/ The Show must go on! – Lo spettacolo deve andare avanti!”) anche se costa moltissimo, anche se nel proprio animo il dolore è tale da spezzare il cuore e anche se la maschera di apparenza dietro alla quale ci nascondiamo mostra qualche crepa e segnali di debolezza, è lo spirito a fare la differenza: comunque la recita continua, tanto vale affrontarla con un sorriso che non cede (“Inside my heart is breaking, – Dentro il cuore mi si sta spezzando/My make-up may be flaking, – Il mio trucco potrebbe farsi a pezzi/But my smile, still, stays on! – Ma il mio sorriso, ancora, resta su!”).

La canzone invita a non cercare di controllare tutto, ma accettare ciò che ci succede, qualsiasi cosa la vita ci porterà (“Whatever happens, I’ll leave it all to chance. – Qualsiasi cosa succeda, lascerò tutto al caso.”) che sia l’ennesima deluzione amorosa, l’ennesimo dolore che spezza il cuore, di nuovo e ancora (“Another heartache – another failed romance. – Un altro dolore al cuore, un’’altra storia fallita/On and on… – Ancora e ancora“) alla ricerca di qualcuno che abbia una risposta a quel dubbio sul significato dell’esistenza (“Does anybody know what we are living for? – Qualcuno sa per cosa stiamo vivendo?“).

Ma le delusioni, il dolore non passano senza lasciare un solco: il dubbio che siano dovuti a nostri errori, che il non essere felici dipenda da qualcosa di sbagliato nel nostro modo di comportarci (nel nostro modo di essere) soprattutto quando queste vicende si presentano ancora e ancora uguali a se stesse porta a chiedersi se non siano lezioni da cui apprendere qualcosa, ad essere meno spigolosi, meno freddi, e a decidere di cambiare (“I guess i’m learning – Forse sto imparando/I must be warmer now… – Dovrei essere più accogliente/I’ll soon be turning round the corner now. – Sarò presto sul punto di svoltare l’angolo“).

E poi di nuovo una metafora sulla differenza tra ciò che si prova nel proprio animo e l’apparenza esterna, l’immagine che offriamo di noi: all’esterno ci si mostra come se si fosse una alba, quindi qualcosa che è l’inizio di un nuovo giorno radioso, esplosivo e entusiasmante, ma dentro al cuore è buio e c’è una sensazione di tormento perché tutti desiderano soltanto di essere felici (“Outside the dawn is breaking, – Di fuori l’’alba sta scoppiando,/But inside in the dark I’m aching to be free! – Ma dentro nel buio sto soffrendo per essere felice!“).

Questa tristezza interiore non è dovuta alla mancanza di qualità e non è un dato permanente, nella metafora infatti si dice che l’anima è colorata come le ali della farfalla, simbolo di leggerezza e allegria (“My soul is painted like the wings of butterflies, – La mia anima è dipinta come ali di farfalle“) e ciò che di bello c’è stato nel passato comunque continuerà a vivere in noi (“Fairy tales of yesterday will grow, but never die, – Le fiabe di ieri invecchieranno, ma non moriranno mai“): questa condizione attuale non significa non avere le capacità per essere diversi (“I can fly, my friends! – Posso volare, amici miei!“).

Nel frattempo la vita continua e l’invito è ad affrontarla comunque con spirito indomito, senza arrendersi, fino alla fine (“The Show must go on! – Lo spettacolo deve andare avanti!/I’ll face it with a grin! – Lo affronterò con uno smagliante sorriso!/I’m never giving in! – Non mi arrenderò!/On with the show! – Proseguiamo –con lo spettacolo!“) sempre cercando di viverla da protagonisti, senza mettersi in un angolo, ma guidati da un furioso desiderio di vivere, nonostante tutto (“I’ll top the bill! – Sarò l’attrazione di punta/I’ll overkill! – Sarò straordinario!/I have to find the will to carry on! – Devo trovare la volontà di andare avanti!/On with the show! – Proseguiamo –con lo spettacolo!“).

E’ un testo tragico, ma anche intessuto di una speranza e una voglia di vivere trascinante su una melodia epica. La malinconia si stempera nella incredibile forza di volontà di chi affronta le prove a cui viene sottoposto a testa alta e positività, così come Freddie ha affrontato le registrazioni di quello che sapeva sarebbe stato il suo ultimo album. Da straordinario artista e eccezionale essere umano quale era, lasciando in eredità il proprio esempio e una delle più belle canzoni della storia della musica.

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Il testo e la traduzione di The Show must go on in download digitale su iTunes

Empty spaces – what are we living for? – Spazi desolati– – per cosa stiamo vivendo?
Abandoned places – I guess we know the score… – Luoghi abbandonati – – mi pare di poter dire che la sappiamo lunga
On and on! – Ancora e ancora
Does anybody know what we are looking for? – Qualcuno sa forse cosa stiamo cercando? Continua a leggere

eAdv

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