1997

Song 2 è una canzone dalla band inglese di alternative rock Blur, ed è stata la seconda traccia dal loro omonimo quinto album di studio del 1997. Raggiunse la posizione numero due nella UK Singles Chart ed ebbe un grandissimo successo in tutto il mondo. E’ uno dei brani più noti dei Blur.

Al 1997 MTV Video Music Awards, quello di Song 2 è stato nominato come miglior video di gruppo e miglior video alternativo. Ai Brit Awards 1998 la canzone è stata nominata come Miglior Singolo Britannico e Miglior Video britannico.

Song 2 è stata scelta da Mika per l’interpretazione di Gaia nella Sesta puntata di X Factor 7 del 28 Novembre 2013

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Il testo e la traduzione di Song 2 in download digitale su iTunes

I got my head checked – La mia testa ha avuto un incontro ravvicinato
By a jumbo jet – Con un jumbo jet
It wasn’t easy – Non è stato facile
But nothing is, no – Ma nulla lo è, no

When I feel heavy metal – Quando mi sento heavy metal
And I’m pins and I’m needles – E sento formicolii come quando ti si addormenta un braccio
Well I lie and I’m easy – Beh, mi sdraio e mi rilasso
All of the time but I’m never sure when I need you – Tutto il tempo, ma non sono mai sicuro di quando ho bisogno di te
Pleased to meet you – Piacere di conoscerti

I got my head done – Ero davvero fastidioso
When I was young – Quando ero giovane
It’s not my problem – Non è un mio problema
It’s not my problem – Non è un mio problema

When I feel heavy metal – Quando mi sento heavy metal
And I’m pins and I’m needles – E sento formicolii come quando ti si addormenta un braccio
Well I lie and I’m easy – Beh, mi sdraio e mi rilasso
All of the time but I’m never sure when I need you – Tutto il tempo, ma non sono mai sicuro di quando ho bisogno di te
Pleased to meet you – Piacere di conoscerti

Yeah, yeah – Yeah, yeah
Yeah, yeah – Yeah, yeah
Yeah, yeah – Yeah, yeah
Oh, yeah – Oh, sì

Cieli neri è un brano scritto e interpretato da Marco Castoldi, in arte Morgan, e interpretato dal gruppo musicale Bluvertigo.

Il brano, inserito nel loro secondo album Metallo non metallo del 1997, venne pubblicato come singolo nel 1998. Cieli Neri è introdotta da Mauro Pagani al flauto.

Cieli Neri è stata scelta da Morgan per l’interpretazione dMichele nella Terza puntata di X Factor 7 del 7 novembre 2013.

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Il testo di Cieli Neri in download digitale su iTunes

(I talk to you, babe) – (Io parlo a te, bambina)

Scegli me
fra i tuoi re

un vortice
ci avvolgerà

ti prenderò,
se mi vuoi

danzammo in due,
lei se ne andò… ed io ora
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Bitch, nota anche come Nothing In Between, è una canzone incisa dall’artista americana Meredith Brooks, che ne è anche co-autore insieme a Shelly Peiken. E’ stata rilasciato nel maggio 1997 come primo singolo dal suo album di debutto Blurring the Edges.

La canzone, inizialmente osteggiata dalle radio americane per il linguaggio esplicito, è in seguito slita nelle classifiche di Billboard, piazzandosi infine al numero 2. Ha debuttato e ha raggiunto la posizione numero sei nella UK Singles Chart il 27 luglio 1997 e rimasto nella top ten per quattro settimane. La canzone è stata anche un grande successo in Oceania, dove ha raggiunto il numero due in Australia e quattro in Nuova Zelanda .

Bitch è stata scelta da Mika per l’interpretazione di Gaia nella Seconda puntata di X Factor 7 del 31 ottobre 2013.

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Il testo e la traduzione di Bitch in download digitale su iTunes

I hate the world today – Odio il mondo oggi
You’re so good to me – sei cosi buono con me
I know but I can’t change – lo so ma non riesco a cambiare
Tried to tell you – ho cercato di dirtelo
But you look at me like maybe – ma mi guardi come se magari
I’m an angel underneath – sotto sotto io fossi un angelo
Innocent and sweet – innocente e dolce Continua a leggere

La valigia dell’attore è un brano scritto e interpretato da Francesco De Gregori che dà il titolo ad un doppio album dal vivo registrato nel 1997 durante una tournée del famoso cantautore bolognese e include brani storici della sua produzione. La canzone, scritta nel 1995 per l’attore Alessandro Haber che l’aveva incisa nel suo album Haberrante, venne reinterpretata da De Gregori dal vivo, così come altri due pezzi inediti nella versione di De Gregori: Dammi da mangiare, pubblicata in precedenza da Angela Baraldi e Non dirle che non è così, traduzione italiana di If you see her, say hello di Bob Dylan, pubblicata nel disco Blood on the Tracks.

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Il testo di La valigia dell’attore in download digitale su iTunes

Eccomi qua
sono venuto a vedere
lo strano effetto che fa
la mia faccia nei vostri occhi
e quanta gente ci sta
e se stasera si alza una lira Continua a leggere

album Radiohead Ok Computer

OK Computer è il terzo album di studio in della band alternative rock Radiohead, uscito nel 1997. OK Computer è stato il loro primo album auto-prodotto, con l’assistenza di Nigel Godrich. I Radiohead hanno registrato l’album tra l’Oxfordshire e Bath nei mesi tra il 1996 e l’inizio del 1997. La maggior parte della registrazione è stata completata nello storico edificio St Catherine’s Court. Con questo album la band ha voluto deliberatamente prendere le distanze dallo stile – orientato all’uso intensivo di chitarre e liricamente introspettiva – del loro precedente album, The Bends. OK Computer è caratterizzato da testi astratti, suoni densamente stratificati e una vasta gamma di influenze che hanno peraltro gettato le basi per tutto il lavoro successivo dei Radiohead, progressivamente sempre più sperimentale.

OK Computer ha ricevuto notevoli consensi fin dalla sua pubblicazione: eminenti critici rock inglesi e americani hanno da subito predetto che l’album avrebbe avuto un vasto impatto culturale. Negli anni successivi, l’ album è stato citato da ascoltatori, critici e musicisti come uno dei più grandi capolavori del suo tempo. OK Computer ha dato il via ad un un allontanamento dal genere popolare Britpop molto in voga all’epoca della sua uscita verso uno lo stile più malinconico e l’alternative rock che sarebbe risultato lo stile prevalente del successivo decennio. Critici e fan spesso commentano i temi di fondo presenti nei testi come opere d’arte, sottolineando la posizione dei Radiohead nei confronti del consumismo sfrenato, dell’alienazione sociale, dell’isolamento emotivo e del malessere politico: in questa veste, OK Computer è stato spesso interpretato come l’album che ha saputo intuire lo spirito della vita dell’uomo medio all’inizio del 21° secolo .

E’ possibile scaricarlo in download digitale su iTunes al costo di 5,99 €

La lista dei brani di Ok Computer:

  1. Airbag – 4:44
  2. Paranoid Android – 6:23
  3. Subterranean Homesick Alien – 4:27
  4. Exit Music (For a Film) – 4:24
  5. Let Down – 4:59
  6. Karma Police – 4:21
  7. Fitter Happier – 1:57
  8. Electioneering – 3:50
  9. Climbing Up the Walls – 4:45
  10. No Surprises – 3:48
  11. Lucky – 4:19
  12. The Tourist – 5:24

Ostinatamente è un brano scritto e interpretato dal cantautore Niccolò Fabi ed è incluso nel suo album di esordio del 1997, Il giardiniere.

Si tratta di un brano che coniuga mirabilmente testo e musica nell’esprimere l’ossessiva monotonia e la ciclicità con cui chi è incatenato in una relazione infelice continua a tornare e ritornare sugli stessi pensieri con ostinazione e tenacia.

Il testo parla della sensazione di solitudine che coglie chi solo non dovrebbe sentirsi perché in realtà ha un compagno o una compagna (“Sono solo”) e di fronte a questa assurdità non sa e non vuole spiegare (“e non mi sento neanche un poco di parlare/e tanto meno di spiegare cosa è capitato) non sempre è facile capire esattamente cosa sia successo (“ci fosse poi qualcosa da spiegare) anche perché situazioni simili sono assurde, come se fossero il risultato di uno scherzo di cattivo gusto (“sembra tutto così assurdo/quasi che qualcuno si sia divertito/a farmi un dispetto”). Inoltre il più delle volte non c’è un singolo motivo per ciò che accade tra due persone che dando forse per scontato il proprio rapporto i ritrovano un giorno come due estranei (“non c’è mai una chiara ragione/quando due persone si ritrovano distanti/sempre meno amanti”) anche se la storia va avanti comunque, senza litigi magari, ma anche senza più ricordarsi nemmeno perché si sta insieme (“ma compagni di una storia/in cui si è tralasciato
o forse dimenticato/il motivo reale per il quale si sta insieme/e si finisce per farsi male”) e finendo per ferirsi l’un l’altra.

E’ una situazione così anestetizzata da emozioni forti che non porta nemmeno a reazioni rabbiose o a un dolore profondo, è più una sorta di stanchezza, di delusione e tristezza che però è tutt’aktro che leggera (“Non c’è rabbia non c’è dolore/c’è soltanto una tristezza/così grande che mi sfonda il cuore”). Da questo nasce la melodia ossessiva per cui l’autore si scusa (“chiedo venia per questa nenia/ripetitiva e ostinata”) ma è l’unica cosa che rispecchia ciò che prova (“ma c’è un unico pensiero/che ossessivamente segue ogni mio respiro”) ed è la persona amata che è allo stesso tempo ciò che crea dipendenza e sofferenza e fa male, ma anche la cura e (“da te dipendo mia eroina e metadone”), ed è a questa melodia che egli affida il compito di toccare la propria compagna dato che la distanza emotiva che si è creata tra loro gli impedisce altre forme di contatto (“e lascio a queste note il compito di toccarti/così che ciò che non faccio io/possa fare una canzone).

E’ senz’altro un brano triste, ma anche soffuso di speranza: esprimere il disagio è il primo segnale che non ci si è arresi, che qualcosa importa ancora, che non c’è solo silenzio e disinteresse, ma ostinata voglia di riprovarci.

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Il testo di Ostinatamente in download digitale su iTunes

Penso solo a te penso solo a te
penso solo a te penso a te
penso solo a te
ostinatamente Continua a leggere

Nel 1997 esce Mondi sommersi, l’ottavo album dei Litfiba, rockband italiana capitanata da Piero Pelù, ora coach e giudice della trasmissione di Rai Due “The Voice“, in onda al giovedì sera su Rai Due insieme a Riccardo Cocciante, Raffaella Carrà e Noemi.

Il secondo singolo estratto da quell’album è stato Regina di Cuori, un brano dedicato ad una donna affascinante che è anche l’occasione per riflettere sull’amore e sui rapporti che legano uomo e donna.
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Il testo di Regina di cuori in download digitale su iTunes

Donna meravigliosa
Sei donna pericolosa
Ti fondi e mi confondi
Mi cerchi e poi ti perdi via così Continua a leggere

Discolabirinto è un brano che nasce dalla collaborazione dei Subsonica con i Bluvertigo (cioè le migliori band prodotte a cavallo tra gli anni novanta e duemila dalle scene musicali torinese e milanese), tanto nella composizione quanto nella realizzazione.

Il brano è inserito nel secondo album della band torinese, Microchip Emozionale del 1997, che rimane uno dei punti più alti della loro produzione.

Il video di Discolabirinto, girato all’interno di un capannone industriale con la regia di Luca Pastore è frutto di un interessante esperimento, chiamato ZEROVOLUME: nell’introduzione al brano viene spiegato in cosa consiste questo esperimento e il “concept” del video. Tutti i personaggi sono vestiti come se si stesse effettuando un esperimento chimico/nucleare con tute bianche che li ricoprono interamente e i membri delle due band indossano un camice. Una ragazza spiega a voce in inglese (sottotitolata in italiano) e con il linguaggio dei segni che ogni musicista utilizzerà uno strumento creato appositamente per visualizzare e tracce audio del brano. Anche lo stesso testo della canzone viene sottotitolato (anche se in una versione leggermente dall’originale, per traslare i concetti uditivi in concetti visivi) e la traduzione nel linguaggio dei segni viene proiettata in un televisore ai piedi del palco che nel frattempo è stato montato dagli operai sul pianale aperto di un camion, su cui gli artisti si esibiscono, attorniati dagli strumenti visual. Il camion esce dal capannone e viene trasportato in giro per le strade buie e deserte.

Il video è stato pensato perché chi lo guarda spenga la musica e “veda i suoni”.

Try to see the music.

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Il testo e la trascrizione dei sottotitoli per non udenti di Discolabirinto in download su iTunes

Quasi quasi lo farei – Quasi quasi lo farei
Quasi quasi dimmelo – Quasi quasi dimmelo
Quasi quasi ti ho tradito – Quasi quasi mi hai seguito
E mi sono divertito – Anche se non mi hai capito
Quasi quasi non ti ascolto – Quasi quasi non ti ascolto
Quasi quasi ho il vomito – Quasi quasi non ti guardo
Quasi quasi esagero – Quasi quasi esagero
Se mi sopravvaluto – Se poi spengo l’audio Continua a leggere

Nata a Catania nel 1974, la “cantantessa” Carmen Consoli pubblica Blunotte nel 1997 nel suo secondo album, Confusa e Felice, che prende il titolo dal brano portato a Sanremo nello stesso anno che lanciò definitivamente la Consoli e che le fece vincere il Premio Italiano della Musica (un riconoscimento conferito dal 1996 al 2002 che si basava sui voti di una giuria di esperti e sul voto popolare).

Blunotte è un brano che esprime perfettamente il talento di Carmen Consoli: basata sull’intreccio di voce e chitarra acustica, fa dell’essenzialità della linea melodica e dell’incredibile semplicità e purezza del testo le sue chiavi di volta.

Il testo parla di un momento di “epifania”, una improvvisa presa di coscienza delle dinamiche che hanno contraddistinto un rapporto amoroso. Il brano si apre con una ammissione (“Forse non riuscirò/a darti il meglio/più volte hai trovato i miei sforzi inutili/…/più volte hai trovato i miei gesti ridicoli”): da un lato una persona che ha sempre cercato di dare alla persona amata tutto il meglio possibile, dall’altro lato una persona che non ha mai saputo apprezzare tutti questi sforzi, ritenendoli inutili, né i gesti, visti come ridicoli. Un classico di molte storie: la frustrazione del cercare di fare tutto il possibile per rendere felice l’altro, ma facendo cose che all’altro non interessano o non importano.
Dinamiche nelle quali è facile cadere. Annullarsi per l’altro, cercare di adeguarsi a ciò che pensiamo l’altro voglia, ma inutilmente: come se non bastasse amare con tutti se stessi, come se non bastasse cercare di trasformarci in ciò che l’altro desidera. E no: non basta (“Come se non bastasse/l’aver rinunciato a me stessa/come se non bastasse/tutta la forza del mio amore”).

A cosa porta tutto ciò? Alla sensazione di essere sbagliati: perché se si dà tutto, si fa il possibile eppure questo non basta, non serve, allora l’errore deve stare in noi (“E non ho fatto altro/che sentirmi sbagliata…) e quindi si può solo provare a trasformarci in una persona diversa, in una persona migliore (“/ed ho cambiato tutto di me,/perché non ero abbastanza”) ma nemmeno questo serve, nemmeno questo basta, perché è solo che chi ha paura attacca sempre (“/ed ho capito soltanto adesso/che avevi paura.”).

E allora dopo tanto soffrire e incaponirsi a fare di più, a dare di più, uno si ferma un momento a riflettere e si rende conto che oltre non può andare: di più non sa fare (“Forse non riuscirò/a darti il meglio,/ma ho fatto i miei conti e ho scoperto che non possiedo di più”).

Una totale inversione dei ruoli: chi si era fatto vittima per amore capisce che il proprio “carnefice”  era soltanto debole e spaventato e che l’obiettivo di trasformarsi in ciò che l’altro desidera è irrealizzabile, oltre che privo di senso.

Scarica su iTunes  Blunotte – Confusa E Felice

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Il testo di Blunotte

Forse non riuscirò
a darti il meglio
più volte hai trovato i miei sforzi inutili

Forse non riuscirò
a darti il meglio
più volte hai trovato i miei gesti ridicoli Continua a leggere

Giudizi universali è il secondo singolo estratto da Samuele Bersani, il terzo studio album del cantautore riminese, pubblicato nel 1997.

La canzone è stata inserita nella colonna sonora dei film Chiedimi se sono felice di Aldo, Giovanni e Giacomo, e Fuochi d’Artificio di Leonardo Pieraccioni.

Il testo, noto per essere uno dei più belli in assoluto della produzione musicale di Bersani è stato riconosciuto come  “miglior testo letterario” nel 1998 e per tale motivo una giuria di critici  presieduta da Fernanda Pivano, nota scrittrice e traduttrice lo ha premiato con il “Premio Lunezia“.

Si tratta di una delle più belle canzoni d’amore della musica italiana, o forse – meglio – una canzone di “non amore”: la storia parla infatti della disillusione di un uomo innamorato nei confronti della donna che ama, incapace di accontentarsi della semplice bellezza della vita (“Troppo cerebrale per capire che si può star bene senza complicare il pane”) e che sente sempre il bisogno di complicare le cose semplici, come se la bontà di una fetta di pane avesse per forza bisogno di qualcosa spalmato sopra. Nella metafora, la semplicità della vita, dei gesti e dell’amore non basterebbe, ma subentrerebbe il bisogno di verbalizzare sempre, di parlare, di coprire le azioni con una interpretazione fatta di parole che però sono spesso vuote, addirittura doppiate – e quindi non sono più quelle originali, vere, ma ne sono una copia stravolta, rivista, falsa (“ci si spalma sopra un bel giretto di parole vuote ma doppiate”).

La reazione di lui a questo comportamento è quella di dirle: fai pure quello che vuoi, quello che credi. Prendi pure le cose leggere, belle, allegre come le bolle di sapone o un aquilone e cerca pure di distruggerle, facendole a pezzi, mentre io mi lascio andare all’irrazionalità più piena, ma lasciami stare, lasciami sognare in pace (“Mangiati le bolle di sapone intorno al mondo e quando dormo/taglia bene l’aquilone, togli la ragione e lasciami sognare/lasciami sognare in pace”).

Non è sempre stato così: c’è stato un tempo in cui erano insieme, liberi, si sentivano sollevati da terra e volare, aver voglia di andare via, prendere la porta e uscire (citando forse il film di Liliana Cavani “Oltre la porta” in cui recita Mastroianni). Perdersi, ma allo stesso tempo sentendo che l’amore guida i nostri passi e spiega ciò che accade, come la voce che nelle pubblicità ci illustra cosa vediamo e di cosa stiamo parlando. Liberi, privi della razionalità e delle cose che ci hanno insegnato, rappresentate dai libri (“Liberi com’eravamo ieri dei centimetri di libri sotto i piedi/per tirare la maniglia della porta e andare fuori/come Mastroianni anni fa come la voce guida la pubblicità/ci sono stati dei momenti intensi ma li ho persi già”). Ci sono stati momenti così, ma sono passati.

Questa necessità di complicare le cose impedisce di capire che non c’è bisogno di mortificare sempre il proprio lato emotivo: il cuore è prezioso e va protetto, come una aiuola da coltivare, invece lei ci passa sopra i piedi, come se scambiasse l’aiuola per un tappetino su cui pulirsi le scarpe (“Troppo cerebrale per capire che si può star bene senza calpestare il cuore/ci si passa sopra almeno due o tre volte i piedi come sulle aiuole”). In questo rapporto che è come una casa, lui provocatoriamente dice, va bene, allora facciamolo fino in fondo: invece di cercare di amarci con semplicità, leviamo i freni e diamo sfogo all’odio (“Leviamo via il tappeto e poi mettiamoci dei pattini per scivolare meglio sopra l’odio”). Lo dice, ma questo modo di fare lo fa soffrire tanto che gli toglie il fiato (“Torre di controllo aiuto, sto finendo l’aria dentro al serbatoio”).

È tutto perduto, quindi? Volendo, potrebbe anche continuare così come ora: è in grado di farlo. È in grado di continuare a fidarsi di lei, ma si accorge di  non volerlo più, perché la donna che ha accanto è diversa da quella che sentiva di amare. In fondo, questa donna che credeva di amare perché diversa da tutte le altre non è che la sintesi di mille altre che ha conosciuto (“Potrei, ma non voglio fidarmi di te/io non ti conosco e in fondo non c’è/in quello che dici qualcosa che pensi/sei solo la copia di mille riassunti“) e allora l’amore, questa candela che arde, alla fine si bagna – forse sono le lacrime che ne spengono la fiamma – e rimane solo la materia: ciò che lo rendeva vivo e luminoso non c’è più (“Leggera leggera si bagna la fiamma/rimane la cera e non ci sei più…”).

E così succede che una storia così bella e piena pare non lasciarci quasi nulla, come se tutto il tempo passato insieme non lasciasse che pochi ricordi. Non è dovuto alla volontà di cancellare qualcosa, o qualcuno: semplicemente quando l’amore finisce spesso rimane davvero poco (“Vuoti di memoria non c’è posto per tenere insieme tutte le puntate di una storia/piccolissimo particolare: ti ho perduto senza cattiveria”).

Adesso che lei non c’è più, zavorra a limitare le sue emozioni, si sente di nuovo libero, come prima di incontrarla. In fondo lei ha cercato di cambiarlo, di imbrigliare la sua fantasia e il suo vero essere. Ora è di nuovo pronto a volare, e ad essere leggero come una nuvola accettando anche la pioggia che verrà, ma non si lascerà più cambiare da nessuno: ora non ha più libri sotto ai piedi, ma cielo (“Libero com’ero stato ieri ho dei centimetri di cielo sotto ai piedi/adesso tiro la maniglia della porta e vado fuori/come Mastroianni anni fa sono una nuvola fra poco pioverà/e non c’è niente che mi sposta o vento che mi sposterà”).

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Il testo di Giudizi Universali

Troppo cerebrale per capire che si può star bene senza complicare il pane
ci si spalma sopra un bel giretto di parole vuote, ma doppiate
Mangiati le bolle di sapone intorno al mondo e quando dormo taglia bene l’aquilone
togli la ragione e lasciami sognare, lasciami sognare in pace Continua a leggere

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