1975

Love of My Life è una ballata scritta dal geniale Freddie Mercury per l’album dei Queen A Night at the Opera uscito nel 1975.

Il brano venne scritto per  Mary Austin, una ragazza con cui ebbe una lunga relazione agli inizi degli anni settanta e che rimase fino alla fine una delle sue amiche più care. Spesso Freddie ebbe a dire che aveva sempre vissuto la loro storia come un vero e proprio matrimonio, tanto che nel proprio testamento le lasciò la propria casa di Londra.

Durante lo straordinario concerto commemorativo tenutosi il 20 aprile 1992 noto come Freddie Mercury Tribute, questo brano venne eseguito da due elementi della Rock Band statunitense Extreme, Gary Cherone alla voce e Nuno Bettencourt alla chitarra acustica, in medley con il loro più grande successo, More than Words, un brano contenuto nel secondo album della band del 1990, Pornograffiti.

Una esibizione molto dolce e intensa che conquistò il pubblico e si fa ricordare ancora a vent’anni di distanza.

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Il testo e la traduzione di Love of my life, che puoi scaricare in download digitale su iTunes

Love of my life – you’ve hurt me – Amore della mia vita, mi hai ferito
You’ve broken my heart and now you leave me – Mi hai spezzato il cuore e adesso mi lasci
Love of my life can’t you see  – Amore della mia vita, non te ne accorgi?
Bring it back, bring it back – Riportalo indietro, riportalo indietro
Don’t take it away from me, because you don’t know – Non portarlo via da me perché tu non sai
What it means to me – Cosa significhi per me Continua a leggere

Nonostante il Kashmir sia una regione montuosa tra il Pakistan l’India e la Cina Robert Plant la scrisse mentre stava guidando attraverso il deserto del Sahara in Marocco, nel 1973.

La canzone sarà poi inserita in Physical Graffiti, album dei Led Zeppelin del 1975.

In questo video – compreso nel CD/DVD Celebration Day – la band la interpreta durante concerto che i Led Zeppelin tennero il 10 dicembre 2007 sul palco della 02 Arena di Londra. Alla batteria Jason Bonham, figlio dello scomparso John.

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Oh let the sun beat down upon my face – Oh lascia che il Sole batta sul mio viso
stars to fill my dream – stelle per riempire il mio sogno
I am a traveler of both time and space – Sono un viaggiatore sia nel tempo che nello spazio
to be where I have been – per arrivare dove sono stato

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A chi non è mai capitato di essere lasciato in un rapporto? Quanti di noi si sono ritrovati un giorno seduti al tavolino di un bar a guardare una persona negli occhi, amandone ogni linea del viso e sentendosi dire che no, che invece l’altra persona non ci amava più e se ne stava andando via? In quei momenti tutto rimane impresso, dalle parole che ci vengono rivolte ai dettagli che circondano, al vento che soffia e copre i suoi occhi bassi mentre parla, al rumore della città.

Accade a tutti di veder finire un amore, anche a chi poi tornato a casa o magari dopo qualche tempo, ripensandoci, scrive una canzone su quei ricordi. Così anche Francesco de Gregori nella sua Rimmel e Claudio Baglioni in Solo.

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De Gregori in Rimmel scrive:

Come quando fuori pioveva e tu mi domandavi
e per caso avevi ancora quella foto
in cui tu sorridevi e non guardavi.
Ed il vento passava sul tuo collo di pelliccia
e sulla tua persona e quando io,
senza capire, ho detto “sì”.
Hai detto “E’ tutto quel che hai di me”.
È tutto quel che ho di te. 

Il protagonista è innamorato, la guarda mentre lei gli chiede se lui conserva ancora una certa foto, e per fargli capire a quale si riferisce la descrive: quella in cui lei sorride e non guarda l’obiettivo. Una foto scattata probabilmente in un momento felice, dove però lei non guarda lui che sta scattando, è già rivolta altrove, forse a presagire un allontanamento. Lui ricorda tutto di quel momento, il vento (si capisce che è inverno perché lei indossa un collo di pelliccia) e sembra quasi vedere il pelo morbido che si muove attorno al viso di lei, incorniciandolo, e sottolineando la figura. E lui, risponde che sì, quella foto ce l’ha ancora. E dice “senza capire”: capire che la domanda di lei non è un tentativo di riconciliazione, un voler ricordare insieme un momento passato di gioia che può ancora unirli. No. Lei bruscamente lo risveglia e gli dice che quella foto che ha è in realtà tutto quello che gli rimane di lei. Una donna amatissima e crudele, che sembra quasi trarre piacere dal volerlo illudere e poi infrangere ogni speranza, e lui riconosce che sì, i ricordi, le fotografie del passato sono tutto quello che gli rimangono di lei.

Una curiosità sul testo: pare che in realtà il verso “Ed il vento passava sul tuo collo di pelliccia e sulla tua persona” abbia effettivamente una base autobiografica. Infatti sembra che nel giorno in cui De Gregori conobbe Patrizia, la ragazza che gli ispirò il testo di Rimmel, questa ne indossasse uno, e che questo le venne strappato dal collo da due balordi. Il tentativo di furto venne sventato proprio dall’intervento di De Gregori. Si trattava di una giornata di vento.

 

Scritta da Freddie Mercury per il quarto album studio dei Queen A Night at the Opera, del 1975, Bohemian Rhapsody (Rapsodia bohémienne) fu estratta come singolo – il primo dell’album – il 31 Ottobre 1975.

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Il testo e la traduzione di Bohemian Rhapsody

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