Altrove è il primo singolo da solista di Marco Castoldi, in arte Morgan. Ha anticipato l’uscita dell’album Canzoni dell’appartamento, pubblicato nel 2003 dalla Columbia Records.

Questo brano è forse la canzone che meglio rappresenta il talento di Morgan, la sua capacità di fare tesoro dell’eredità musicale del passato, ma arricchendola con influenze moderne e innovative. Dal punto di vista verbale, il testo costituisce un vero e proprio brano letterario che  pesca da elementi autobiografici e li trasfigura per raccontare la storia di un musico saltimbanco, bohemienne e romantico. Un vero e proprio eroe di altri tempi sempre in bilico tra genio e follia.

La spiegazione del testo deve necessariamente partire da una considerazione: la canzone si apre con una parola, “Però”, cioè quella che in italiano è una “congiunzione avversativa”: qualcosa cioè che unisce, ma volendo dire qualcosa di diverso. Cosa unisce, dato che la canzone è appena iniziata? è un trucco, un artificio che ci fa sentire come se fossimo arrivati nel mezzo di una storia, e infatti è così: il protagonista ci racconta la sua vita, che però non inizia con il racconto, ma molto tempo prima e così lo seguiamo passo passo, ma senza sapere cosa è accaduto prima. E cosa “nega”, questo però? Tutto ciò che è avvenuto prima, che noi non conosciamo. E subito il primo dubbio: “cosa vuol dire però“. Lui stesso si chiede cosa significhi davvero quella parola: noi ci chiediamo perché la usa, lui si chiede cosa significhi. Già da questo lascia trasparire la propria peculiarità: è un uomo singolare, che si domanda il perché delle cose.

E il fatto che sia una persona particolare traspare anche dalla frase dopo:  Mi sveglio col piede sinistro/Quello giusto. Questo verso fa riferimento sia al detto “partire col piede giusto” per indicare un progetto che parte bene, sia al fatto (al contrario) che la sinistra è considerata tradizionalmente simbolo delle cose sbagliate, strane, misteriose (i sinistri stradali per indicare gli incidenti, un rumore sinistro per indicare qualcosa che spaventa). Quindi il protagonista è uno per cui è “giusto” fare cose insolite, strane, misteriose.

Egli si rivolge ad un interlocutore, a cui dice in confidenza che forse sa già di cosa parla, ma che la scelta della “follia”, quindi un comportamento anticonformista, irrazionale, può essere ciò che conduce realmente alla felicità, in contrapposizione con scelte tradizionali e “normali” Forse già lo sai/che a volte la follia/Sembra l’unica via/Per la felicità.

La chiave della follia come elemento positivo viene attestata anche dal pezzo successivo, C’era una volta un ragazzo/chiamato pazzo/e diceva sto meglio in un pozzo/che su un piedistallo che racconta una storia di un ragazzo (nel quale si potrebbe riconoscere lo stesso Morgan) che era ritenuto da tutti non normale e preferiva non stare su un piedistallo davanti a tutti, ma nascondersi in fondo ad un pozzo. Di nuovo il rovesciamento del concetto di “normalità”, di nuovo un comportamento insolito, bizzarro. Ma che per le persone timide e introverse è perfettamente comprensibile.

 Il narratore prosegue raccontando di un’altra vena di pazzia: il non riconoscere persino se stessi, se non attraverso qualcosa che ci riporta ad una immagine di noi del passato nella quale rispecchiarsi, ed è una giacca simbolica che consente di dare questa sicurezza, questa tranquillità Oggi indosso/la giacca dell’anno scorso/che così mi riconosco/ed esco. (Si noti che Morgan è noto per le giacche stravaganti ed eccentriche che è solito indossare).

Il passare del tempo è ben rappresentato anche dai fiori Dopo i fiori piantati/quelli raccolti/quelli regalati/quelli appassiti in un ciclo che rappresenta la vita.

Il ritornello è forse il culmine di questa testimonianza: una sorta di desiderio di fondersi con il mondo nella sua complessità, nel non volersi circoscrivere nello spazio (e nel tempo) ad un luogo e a vincoli materiali, anche se questo può significare smarrimento o al limite uno sprofondare in basso: è comunque il viaggio che conta, la scelta, il movimento come simbolo di vita Ho deciso/di perdermi nel mondo/anche se sprofondo/lascio che le cose/mi portino altrove/non importa dove.

Il viaggio è movimento, ma è anche impegno e fatica. A cosa si rinuncia? Di cosa ci si fa carico che rende il movimento stesso più difficile? Tutta a vita, la storia che ci passa tra le mani vivendo è qualcosa che ci costa in termini di tempo, ed energie e se all’inizio si riesce ad andare e ci sembra di avere energie inesauribili, in realtà ad un certo punto ci si accorge che non si può tornare indietro: quello che abbiamo vissuto ci ha cambiato per sempre ed è un viaggio senza ritorno: un tempo era semplice/ma ho sprecato tutta l’energia/per il ritorno.

La vita è quindi un viaggio nel quale ciò che viviamo diventa un fardello da portare ed è così che il protagonista decide di rompere col passato e con ciò che gli fa da zavorra: smette di rimproverarsi per le cose taciute e sceglie di ignorare tutto quello che è la sua “cosmogonia” (che significa “l’origine del mondo”), cioè tutto quello da cui proviene, le proprie origini. Mette da parte tutto, e mette da parte anche se stesso, come se fosse davanti ad una completa rinascita: Lascio le parole non dette/e prendo tutta la cosmogonia/e la butto via/e mi ci butto anch’io. Il viaggio non potrà riportarlo all’origine ma potrà forse continuare.

Racconta poi della sensazione di quanto si fa finta di niente, ci si racconta che va tutto bene e ci si affida a qualcosa che ci dà conforto – anche se non ci garantisce nessuna protezione effettiva – come se sotto ad un bombardamento ci si proteggesse sotto al calore di una coperta (Sotto le coperte/che ci sono le bombe) e poi quando ci si smette di raccontarsi menzogne e si guarda la realtà in faccia è come se i nostri peggiori incubi fossero diventati veri (è come un brutto sogno/che diventa realtà)./Come uscire da questa situazione che nega consolazioni e certezze? Non ci sono più energie, tutto questo viaggiare ci ha spossati, ci ha lasciato inermi e smarriti. Che fare? Ci si può dare del tempo, sospendendo le azioni (Applico alla vita/i puntini di sospensione/Ché nell’incosciente/non c’è negazione) perché in questo oblio non c’è azione, ma non c’è nemmeno negazione (della vita).

Questo sospendere il viaggio, questo porre una tregua alla lotta è difficile, commuove, ma è un elegante congedo (Un ultimo sguardo commosso all’arredamento/…e chi si è visto, si è visto).

Il brano si chiude con una frase molto significativa: Altrove è un invito a non farsi incasellare nel conformismo, in posizioni precostituite, in ragionamenti predigeriti (Svincolarsi dalle convinzioni/dalle pose e dalle posizioni).

Un invito a pensare sempre e comunque con la propria testa.

Morgan, insieme a Elio, Mika e Simona Ventura sarà tra i giudici della stagione 2013 di X Factor.

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Il testo e il link per scaricare Altrove su iTunes

Però, (cosa vuol dire però)
Mi sveglio col piede sinistro
Quello giusto

Forse già lo sai
che a volte la follia
Sembra l’unica via
Per la felicità

C’era una volta un ragazzo
chiamato pazzo
e diceva sto meglio in un pozzo
che su un piedistallo

Oggi indosso
la giacca dell’anno scorso
che così mi riconosco
ed esco

Dopo i fiori piantati
quelli raccolti
quelli regalati
quelli appassiti

Ho deciso
di perdermi nel mondo
anche se sprofondo
lascio che le cose
mi portino altrove
non importa dove
non importa dove

Io, un tempo era semplice
ma ho sprecato tutta l’energia
per il ritorno

Lascio le parole non dette
e prendo tutta la cosmogonia
e la butto via
e mi ci butto anch’io

Sotto le coperte
che ci sono le bombe
è come un brutto sogno
che diventa realtà

Ho deciso
di perdermi nel mondo
anche se sprofondo

Applico alla vita
i puntini di sospensione
Ché nell’incosciente
non c’è negazione
un ultimo sguardo commosso all’arredamento
e chi si è visto, s’è visto

Svincolarsi dalle convinzioni
dalle pose e dalle posizioni

Lascio che le cose
mi portino altrove
altrove
altrove

Svincolarsi dalle convinzioni
dalle pose e dalle posizioni

Svincolarsi dalle convinzioni
dalle pose e dalle posizioni

 

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