Fine della corsa è un romanzo noir ambientato a Nuoro, in Sardegna.
Una scelta inusuale, per il genere, ma che ben si adatta a quelle tematiche di pessimismo, claustrofobia e sensazione di fine incombente tanto care a molti degli autori che hanno reso popolare il noir. La trama racconta la storia di un uomo, Dario, che ha vissuto tutta la sua vita odiando profondamente la propria città, con il pensiero fisso di andarsene prima di finire assorbito da una realtà che considera lontana da sé. Questo desiderio di fuga si concretizza nell’organizzazione di una rapina pensata come una trionfale uscita di scena, ultimo e decisivo smacco inferto all’odiata città. Sarà il fato a cambiare le carte in tavola in una storia dove tutto sembra già deciso, facendo tornare Simona, la donna che avrebbe sempre voluto accanto. La scelta, a quel punto, sarà tra due possibili futuri ugualmente desiderati, ma tra loro incompatibili: la fuga o l’amore.

Fine della corsa è edito dalla casa editrice Blonk ed è acquistabile in formato digitale a questo indirizzo, dove è possibile anche leggere il primo capitolo del romanzo.

Abbiamo chiesto all’autore di scegliere dieci brani che il suo protagonista potrebbe amare, ascoltare ossessivamente o che potrebbero sottolineare alcuni passaggi del romanzo, come una ideale colonna sonora: ecco la sua scelta.

10 canzoni da “Fine della corsa”.

1. You can’t always get what you want – The Rolling Stones
Una canzone che esprime tutto nel titolo, a discapito di un testo molto bello e misterioso che parla di una donna specializzata nell’inganno, di manifestazioni e di Mr. Jimmy. Non si può sempre avere quello che si vuole, ci dice Mick Jagger, ma se ci provi, ogni tanto, potresti ottenere quello di cui hai bisogno.

2. Il testamento di Tito – Fabrizio De Andrè
De Andrè, nel suo bellissimo album “La lieta novella”, ci infila questo pezzo in cui uno dei due ladroni crocefissi con Gesù parla dei Dieci comandamenti, ma, in realtà, parla della legge e di come venga creata a vantaggio di pochi e applicata a discapito di molti. E di come, nonostante la rabbia, la pietà non si perda mai del tutto e “Nella pietà che non cede al rancore, madre, ho imparato l’amore”.

3. Bankrobber – The Clash
“Mio padre era un rapinatore di banche, ma non ha mai fatto del male a nessuno. Semplicemente amava vivere in questo modo e amava rubare i vostri soldi”. Una canzone sulla vita da rapinatore come alternativa a una vita passata a fare lo stesso lavoro, tutti i giorni, vittime della routine e della noia “Una vita intera passata a servire una macchina è dieci volte peggio della prigione”.

4. La guerra è finita – Baustelle
Di una ragazzina che si suicida, un’adolescente che “era mia amica, era una stronza” e che fa quello che fa un sacco di gente, di età diverse: si arrende e sceglie la via più facile. E nel farlo lascia un messaggio semplice, ma di un’intensità e di una tristezza infinita: la guerra è finita, per sempre è finita, almeno per me.

5. Carry on my wayward son – Kansas
“Vai avanti, mio figlio ribelle, ci sarà pace quando avrai finito. Posa la tua testa stanca e falla riposare, non piangere più”. Un pezzo di musica ispirata alla religione cristiana, una canzone lunga, una epica ballata musicale che parla di follia, di ricerca e di speranza. Ma c’è una tristezza di fondo, in quel posare la testa, che fa pensare che quando sarà tutto finito, non ci sarà più altro.

6. Let’s get it on – Marvin Gaye
Marvin che invita una fantomatica ragazza a lasciarsi andare, a non trattenersi, ad amarlo e – presumibilmente – a gettarsi tra le lenzuola per una sala galoppata con lui. “Non c’è niente di male in te che mi ami, tesoro, e darti a me non sarà mai un errore, se il tuo amore è puro”. È un pezzo grandioso, romantico e sensuale allo stesso momento; un grido di desiderio che si solleva da stomaco, cuore e lombi e che rende incredibilmente sexy quella che sembra una semplice canzone d’amore.

7. Canzone per Sergio – Roberto Vecchioni
Di gente che si è persa per strada, ma che ancora si ricorda, anche quando si fa la conta “e manchi sempre tu”. Di come la vita non sia facile e di come, nonostante tutto, si rimanga indecisi e per sempre dubbiosi su che strada prendere, su cosa fare e su come comportarsi. La canzone chiudeva con una suite musicale infinita e bellissima, ispirata a quella di Layla di Eric Clapton.

8. Norwegian Wood – The Beatles
Lennon scrisse questa canzone perché, al periodo, aveva un’amante e non sapeva come dirlo alla moglie. Allora cantò Norwegian Wood che era il suo modo per confessare le sue colpe alla donna che aveva sposato. Anni dopo parla ancora di una ragazza che ti mostra casa sua e ti fa chiacchierare, mentre bevete vino, per farti svegliare da solo, lasciandoti un senso di vuoto e di straniamento come accade dopo i bei sogni (e, in certi casi, spingendoti a dare fuoco alla sua casa).

9. Nanneddu meu – Peppino Mereu
Forse l’unica concessione che Dario, il protagonista del libro, darebbe al suo essere sardo e al suo appartenere alla Sardegna. Un canto triste, che dice “Nanneddu mio, il mondo è fatto così e non tornerà mai più com’era un tempo”. Sentirlo cantato da un coro sardo, fatto di sole voci tenorili, è un’esperienza da brividi, capace di trasportarti indietro nel tempo e, quasi, in un’altra dimensione (tra l’altro, l’album “Intonos” dei Tenores di Bitti era consigliato da Frank Zappa, che li aveva ascoltati e amati molto).

10. Boys don’t cry – Grant Lee Phillips
Una cover più romantica e lenta dei Cure, che si erano dati al ritmo indiavolato, scandito così bene dalla voce di Robert Smith. Phillips
sussurra e dubita, chiedendosi cosa fare, per chiedere scusa, quando i ragazzi non possono piangere.

pippo

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